martedì 8 maggio 2012

In morte del riformismo fabrianese

C'è poco da dire, di queste elezioni fabrianesi, i risultati parlano da soli.

Il più visibile e evidente è il trionfo dell'Antipolitica. La lista di Beppe Grillo ha conquistato quasi il 14% dei voti e il 15% dei consensi per il candidato sindaco Joselito Arcioni, drenando quasi completamente il bacino della sinistra radicale e sfondando anche a destra.

Urbano Urbani andrà al ballottaggio alla guida di una coalizione morente e in macerie, il suo PDL doppiato dalla lista civica che porta il suo nome.

Giancarlo Sagramola, il candidato che ho sostenuto, paga il prezzo di un Modello Marche che è stato presentato solo a Fabriano, in tutta la Regione: e penso che un motivo ci sia.
Le liste del centrosinistra hanno tenuto, ottenendo complessivamente un 43-44%. Giancarlo si è fermato al 38%. Dove sono finiti i voti che mancano ? un punto scarso è andato a sinistra, con Emanuele Rossi, un altro punto è andato verso i grillini (ho visto molti voti "di amicizia" verso consiglieri, me compreso, con Arcioni sindaco), ma quasi tre punti sono voti disgiunti verso Ottaviani. Indovinate da dove sono arrivati ? L'UDC, che ha svolto una campagna elettorale parallela e del tutto scoordinata rispetto a quella della coalizione, ha avuto un risultato insperato, quasi il 12%. Ma è un risultato ottenuto sulle macerie dei partiti della sua coalizione: IDV e Verdi, col 4,5 il primo e con un insperato 3,5 i secondi, entrano per il rotto della cuffia in consiglio; il PD viene addirittura dimezzato rispetto alla somma di DS e Margherita alle scorse amministrative, prendendo meno consensi della sola Margherita e eleggendo tra i suoi verosimili sei consiglieri un ex candidato della civica di centrodestra di Carmenati. Il voto ex-DS è del tutto scomparso, con l'esclusione di Quinto Balducci, Riccardo Crocetti e Bruno Giordani i candidati "di Partito" eredi della gloriosa tradizione del PCI cittadino collezionano risultati poco esaltanti (sommandoli, non penso si arrivi ai 200 voti, che diventano 600 con i tre summenzionati). Un'eredità politica che, se guardiamo i risultati delle altre liste, non si è spostata altrove, ma è semplicemente scomparsa: due figure nobili della sinistra fabrianese come Mauro Gatti e Paolo Bergamo hanno ottenuto sommati 65 preferenze nella lista di SEL, mentre tutti i voti della lista Paoletti vengono dall'ala Armezzani-Fulgi-Romani di SEL stessa. I comunisti scompaiono al 2%, mentre il Partito Comunista dei Lavoratori, con una campagna di volantinaggio oscuro e non visto, prende un terzo dei loro voti.

Trionfo di Ottaviani, che se fosse stato candidato a sindaco per la destra avrebbe potuto ipotecare un ballottaggio con una percentuale quasi pari a quella di Sagramola: si tratta del resto, L'Aquila e Alessandria a parte, di uno dei pochi successi elettorali di una candidatura riconducibile al Terzo Polo o Polo della Nazione o quel che sarà, che comunque in tutta Italia Fabriano compresa non è MAI riuscito a presentare una candidatura unitaria. Segnatamente, si tratta anche di uno dei pochissimi successi di Futuro e Libertà, con un evidente trionfo della sua area di destra sociale rispetto ai liberali.

La Sinistra, divisa in ben quattro coalizioni e cinque liste (SEL, Federazione della sinistra, Lista Paoletti con alcuni diessini dissidenti e l'ala "cooperative" di SEL, Verdi con altri dissidenti diessini rimasti però nel modello Marche, noi Socialisti col PD, il PCL) è rimasta schiacciata nel suo tradizionale recinto di voti, e può anche dirsi soddisfatta di essere sopravvissuta con l'elezione sicura di Rossi e quella, per un voto, di Renato Paoletti. Ciononostante, è stata gettata al vento una possibilità unica per la sinistra antisistema, mentre il riformismo fabrianese, l'impegno laico e progressista, è stato spazzato via dalla micidiale tenaglia tra un quadro politico del tutto imploso e disorientante e il successo travolgente dei candidati di area democristiana. Nel nuovo consiglio comunale, in caso di vittoria di Sagramola, se non ascriviamo Giancarlo all'area democristiana dura e pura ma a quella  cristiano-sociale saldamente ancorata a valori progressisti, avremo 4 consiglieri dell'UDC, Ottaviani, 3 consiglieri di centrodestra, e 3 eletti del PD di stretta osservanza centrista. Fanno 11 consiglieri su 25, quasi ai livelli dell'Antò Merloni.

Purtroppo, un pezzo importante di Fabriano (il 25% se sommiamo grillini e sinistra arrabbiata) si è risvegliato "radicale". Ma un pezzo molto più grande si è riscoperto, persino dopo il disastro della ARDO, democristiano.

A questo punto, di fronte all'evidente fallimento elettorale di un Modello Marche che si riesce a realizzare solo nella città del Presidente della Regione, e che fa perdere alla coalizione quasi 20 punti rispetto alle regionali sul dato del sindaco e più di 10 sul dato delle liste, credo che sia necessario per tutti interrogarsi su quale sia la prospettiva migliore per la nostra città. Purtroppo per Giancarlo, colpito alle spalle da alleati che non meritavano il suo impegno e la sua tenacia, e che ha finora fatto le spese di questa situazione.

PS: Un'ultima nota. A queste elezioni è stato boom di voto disgiunto, ma nessuno ha spiegato agli elettori come farlo, e come fossero cambiate le norme in merito (o meglio, alcuni l'hanno fatto, ma hanno un pò "barato", e determinato così una miriade di voti nulli). Ci sono risultati, come le preferenze di Santa Maria per il PD, che gridano vendetta agli occhi della Commissione Elettorale, e che spero verranno contestati con forza. Va bene perdere voti, ma almeno dateci quello che ci spetta, senza frodare sull'interpretazione della volontà dell'elettore quando c'è una preferenza chiara ma manca una crocetta.

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